Giovanni, Developer, Melbourne (Australia)

La prima impressione che si ha di Giovanni è quella di essere di fronte al tipico esempio di cervello in fuga. Una persona con doti professionali non comuni, bloccata dall’immobilismo Italiano e da un’ambiente che presta poco a chi ha nuove e fresche idee.
Di cosa ti occupavi in Italia?
 
Sviluppatore software. In Italia dopo la laurea triennale in Ingegneria dell’Informazione trovai lavoro come sviluppatore web presso una piccola agenzia. Una volta emigrato mi sono spostato sullo sviluppo di applicazioni per iPhone ed iPad, e in quel campo specializzato nell’area di “unit testing and automation”.
 
Come sei arrivato in Australia? Che processo hai seguito per ottenere il visto?
 
Lasciai l’Italia nel 2012, in cerca di lavoro e crescita personale, e frustrato dalla situazione politica. Presi un biglietto di sola andata per Londra, nel giro di un mese trovai alloggio e lavoro con Memrise, oggi uno dei maggiori player nel language learning, all’ora una piccola startup.
A Londra conobbi Nadine, di cui presto mi innamorai. Quando il suo working holiday visa per Londra finì e giunse per lei l’ora di tornare in patria in Australia, io la segui.
Era il 2014, io sono un 1988 quindi rientravo nella fascia d’età per fare domanda per un working holiday visa. L’età massima erano 30 anni, non so quale sia la regola ora.

Feci domanda online, e nel giro di un paio di settimane ricevetti l’approvazione. Il visto è digitale, non ci sono carte da attaccare al passaporto o quant’altro. Avevo tempo un anno dall’approvazione per entrare in Australia, ed il visto sarebbe durato un anno dal giorno di arrivo.

Una volta arrivato down under spesi un paio di settimane a fare colloqui con case di sviluppo software grandi e piccole. Con un working holiday visa puoi lavorare fino a sei mesi con lo stesso datore di lavoro, e ciò rende essere assunti con possibilità di diventare a tempo indeterminato abbastanza difficile.

In alternativa, un datore di lavoro Australiano che volesse assumere un emigrato deve occuparsi della cosiddetta sponsorship. Visti i costi che una company deve incombere per questa procedura l’opzione di sponsorship per uno sviluppatore come me, con tanta passione ma poco più di due anni di esperienza nel mondo del lavoro sarebbe stata molto difficile. Nel caso avessi trovato una company disposta a prendersi carico del mio visto sarei poi stato legato a loro, se avessi voluto cambiare lavoro avrei perso il visto, o avrei dovuto trovare un’altro datore di lavoro intenzionato a prendersene carico.

Avendo così passato alcune settimane senza fortuna cercando lavoro a tempo determinato e sponsorship, decisi di provare a lavorare come freelancer. Un po’ per fortuna di essere l’uomo giusto al momento giusto, un po’ per l’impegno messo nel mio blog mokacoding.com ed in altre attività per guadagnarmi una reputazione da esperto nel campo del “iOS unit testing and automation”, la mia carriera da libero professionista si è dimostrata solida e mi ha data la possibilità di fare domanda per un visto in maniera indipendente.
Il mio visto è uno “Skilled Independent Visa” classe 189. Un visto in cui un individuo dimostra di avere capacità che sono ricercate in Australia, c’è una lista online delle varie professioni e specializzazioni, e si prende carico dei costi amministrativi.
I prerequisiti per fare la domanda includono un test di padronanza della lingua Inglese, la certificazione dall’autorità competente per la professione indicata, nel mio caso l’Australian Computer Society, che gli studi e l’esperienza lavorativa dell’individuo sono validi, police checks per ogni stato in cui si ha vissuto, ed una visita medica con tanto di raggi x e prelievo del sangue.
Una volta raccolta tutta la documentazione, si può fare domanda online. In base a criteri come gli anni di esperienza sul lavoro, o il risultato ottenuto nel test d’Inglese si accumulano punti. Se il candidato ha abbastanza punti la domanda può essere inviata. Più punti si hanno più sono le possibilità di ottenere il visto.
Per ogni professione nella lista di ruoli di cui l’Australia è in cerca ci sono un limitato numero di posti a disposizione ogni anno. Ciò vuol dire che anche se si hanno abbastanza punti c’è comunque la possibilità che la domanda rimanga in coda perché non ci sono più posti liberi.
Io iniziai a raccogliere documenti in Gennaio 2015, e dopo 10 mesi, circa 5000 dollari Australiani, e molti mal di testa per cercare di capire i vari regolamenti, ottenni il mio visto.
Aspetti positivi e negativi della vita Australiana
 
L’Australia è un posto meraviglioso, ce n’è un po’ per tutti i gusti dall’oceano alle montagne, dalla vita in campagna alle città. Per quello che ho potuto finora vedere io vivendo a Melbourne lo stile di vita è abbastanza rilassato, specialmente se confrontato con Londra.
Forse l’unico vero difetto che ha è la posizione. La distanza che ha con il resto del mondo rende viaggiare all’estero impegnativo dal punto di vista dei tempi di volo. La differenza di orario con l’Europa fa sì che ci si possa videochiamare solo in certi orari del giorno. Per esempio, visti i nostri orari di lavoro, io mi sento con la mia famiglia in Italia solo al Sabato o Domenica mattina Italiana, che per me è nel mezzo del pomeriggio.
Cultura del lavoro in Australia
 
Io ammiro molto la cultura del lavoro Australia. Questo è un paese in cui moltissimi teenager lavorano come commessi in supermercati o ristoranti take away, tutto in maniera legale, ed incoraggiata dallo stato.
Credo che ciò risulti in giovani che sono più pronti a quello che li aspetta nel mondo del lavoro una volta finiti gli studi, ed aiuta a mostrare fin da subito il valore dei soldi guadagnati lavorando.
Perché un giovane oggi dovrebbe mollare tutto e andare in Australia?
 
Indipendentemente dalle intenzioni che un giovane abbia per il futuro, fare domanda per un Working Holiday Visa per l’Australia e spendere almeno un anno nella terra dei canguri sarà un’esperienza da non rimpiangere.
È un’ottima opportunità per migliorare il proprio Inglese, anche se devo dire che l’accento e la grammatica non sono proprio quelle del Regno Unito. Ci sono molte opportunità, per software developers, come per pizzaioli, gelatai, idraulici, muratori, e la lista potrebbe continuare.
I paesaggi da vedere e le attività da provare sono fantastici. Il passato da colonia britannica, ed il presente multiculturale con influenze dalla vicina (si fa per dire) Asia, rendono l’Australia un posto che allarga gli orizzonti.
Si è parlato molto di leggi restrittive per gli immigrati, è davvero più difficile trasferirsi?
 
È vero, ottenere un visto non è facile, la tassazione per i non cittadini è leggermente più alta, e certi fasce estremiste della politica Australiana sono restie nei confronti degli immigrati, ma trasferirsi non è impossibile, e con abbastanza tenacia e creatività un visto lo si riesce ad ottenere, dopo di che è tutto in discesa.
Dovendo fare un paragone con Londra, anche se a dire il vero io emigrai prima del Brexit, per un Europeo è trasferirsi in Australia è certamente più impegnativo.
Direi che tutto sommato il processo è difficile quel tanto che basta a scoraggiare perdi tempo, se tu ci tieni veramente a trasferirti in Australia ci riuscirai.
Torneresti in Italia? Oppure quali altri paesi sceglieresti se ne avessi l’opportunità?
 
No. 23 anni sono stati abbastanza. Se non fosse per il fatto che la mia famiglia ed alcuni amici vivono in Italia non ci tornerei nemmeno in vacanza. È molto triste, ma mi sembra un paese dove non ci sono possibilità per un futuro prosperoso, almeno per il mio tipo di lavoro ed i miei valori. O forse sono io che ho scelto di scappare invece di rimboccarmi le maniche e cercare di fare la differenza…
Se ne avessi l’opportunità sarei curioso di provare lo stile di vita nelle regioni Scandinave ed in Giappone, sono realtà piuttosto diverse che mi affascinano entrambe.
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Categorie:Australia, Interviste

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