Daniele Gargano, Psicologo, Warsaw (Poland)

Vivere all’estero é faticoso. Quando non lo é dal punto di vista fisico, lo é mentalmente e non avere una figura di riferimento con la quale confrontarsi su paure, aspettative e desideri puó essere estremamente dannoso. E’ il motivo che ha spinto Daniele a cercare contatto con gli expats di Varsavia per la sua attivitá di Psicologo.

 

Lavori come psicologo, é stato difficile svolgere quest’attivitá all’estero?

Si lavoro come psicologo e psicoterapeuta, mi occupo di disturbi d’ansia e dell’umore, problematiche di adattamento delle persone che si trasferiscono all’estero e molto altro ancora. Lavorare in un paese diverso dal proprio ed esercitare questo tipo di professione è una grande soddisfazione. Una città cosmopolita come Varsavia permette di incontrare clienti provenienti da culture diverse, allarga gli orizzonti. Occorre essere disposti a confrontarsi con nuove problematiche ed imparare in continuazione. Le difficoltà iniziali sono quelle di aprire un attività, cosa che in questo paese sembra essere più facile che in Italia, imparare una lingua di ceppo slavo molto diversa anche come modo di pensare rispetto alle lingue latine, adattarsi allo stile di vita di un paese apparentemente simile ma completamente diverso con pro e contro che questo comporta.

Parli polacco o lavori soprattutto in Italiano o in inglese?

Lavoro principalmente in inglese ed in italiano. La presenza degli expats è considerevole inoltre la comunità italiana sta crescendo a macchia d’olio. La conoscenza della lingua locale è imprescindibile. Anche se l’inglese è parlato da tutti è necessario conoscere la lingua e la cultura di questo paese. Lavoro molto con coppie i cui partner provengono da paesi diversi e spesso uno dei due è polacco. Utilizzare l’inglese è molto comodo e tra le coppie miste e spesso è la lingua ufficiale, ma ognuno si esprime meglio nella propria lingua per cui e necessario conoscere questa lingua.

 E’ la tua prima esperienza all’estero in assoluto? aspetti positivi e negativi?

E’ la mia prima esperienza di vita all’estero così lunga. Non avevo programmato di vivere in Polonia ma ho accettato la sfida. All’inizio vi sono state delle difficoltà, adattarsi in un nuovo ambiente comporta molti cambiamenti, non solo culturali. Si sottovaluta spesso del fisico. Devi dare al tuo corpo il tempo di abituarsi ad una nuova temperatura, ad una diversa esposizione alla luce solare, alimentazione…la lista è lunghissima. Anche le persone più stabili possono accusare delle difficoltà. Fortunatamente qui in Polonia posso lavorare in rete con altri professionisti del settore della salute, medici, nutrizionisti, fisioterapisti, creando un team che accoglie i bisogni di chi si deve adattare ad un ambiente diverso. Possiamo considerare questi aspetti negativi se li vediamo dal punto di vista della frustrazione che ci creano, tuttavia il cambiamento un occasione di crescita personale. L’aspetto negativo è la resistenza al cambiamento. E’ necessario l’avere apertura mentale che ci permette di scrivere un nuovo capitolo. L’aspetto positivo è dato delle novità e dalle opportunità che si incontrano. La Polonia in questo momento può offrire davvero molto.

Cosa facevi in Italia?

In Italia lavoravo come psicologo, tuttavia non credo che nel Belpaese vi sia un terreno fertile per la psicologia. Come professionisti purtroppo siamo in sovrannumero, inoltre il nostro potenziale non viene realmente compreso. Io qui sono semplicemente un tecnico del comportamento, mi occupo di risolvere quei disturbi che arrecano danno alle persone e alle loro relazioni. In Italia il ruolo dello psicologo è ancora poco chiaro. C’è molto entusiasmo verso questa disciplina ma la richiesta è bassa. Ho visto molti colleghi svanire professionalmente semplicemente perchè ciò che hanno da offrire non è apprezzato o comunque non si da loro la possibilità di lavorare come si dovrebbe. Molti di noi scelgono di esercitare la professione altrove, in paesi dove questa professione è più apprezzata. Lo dico con rammarico perché uno psicologo o un terapeuta che lavorano bene fanno la differenza, basta andare a vedere quello che si può fare in settori come la riabilitazione psichiatrica, l’autismo, la disabilità, le dipendenze. Il nostro lavoro è pragmatico. E’ reale.

Perché oggi un giovane dovrebbe trasferirsi in Polonia?

Fondamentalmente per due motivi. Il primo è che se hai un idea, qui la puoi realizzare. Vedo molti giovani polacchi prosperare con delle idee semplici e valide. A Varsavia convergono molte persone di talento provenienti da molti settori, è facile creare un team, anche internazionale e realizzare una start-up. La pressione fiscale non è castrante e l’età media degli imprenditori è molto più bassa rispetto all’Italia. Il secondo motivo è che anche se non hai un idea ben precisa puoi esplorare diverse possibilità che in Italia difficilmente avresti. Qui’ convergono multinazionali e realtà importanti. Anche se all’inizio non si guadagnano molti soldi si possono fare esperienze che possono arricchire realmente. Vedo persone giovani con delle opportunità, il primo esempio che mi viene in mente sono due ragazzi che qui lavorano per Google. Mi ha colpito il loro entusiasmo, il loro stipendio non è altissimo ma sanno che se fossero rimasti a casa non avrebbero mai avuto la possibilità di acquisire il know-how che hanno adesso. Sanno che lo sfrutteranno altrove. Dopo tanti stage non pagati che poi non garantiscono un assunzione, per molti questa è la luce in fondo al tunnel.

Ti preoccupa l’isolamento dei paesi di Visegrad nei confronti dell’Unione Europea?

Occorre capire bene di cosa stiamo parlando. I paesi di Visegrad sono necessari all’Europa, sono un serbatoio di lavoratori a basso costo, con un regime fiscale più morbido per le aziende. Per questo motivo le multinazionali si riversano in paesi come la Polonia o la Repubblica Ceca. Chi perde terreno è il lavoratore che ovviamente deve lasciare il suo paese per trovare qui quel che a casa non gli viene più offerto. L’esodo (forzato) verso la Polonia sta diventando necessario ai cittadini dei paesi denominati Pigs che non hanno mai retto l’arrivo dell’Euro. Vivendo qui ci si rende conto di ovvie dinamiche economiche ignorate dalle masse. La Polonia è stata invasa negli ultimi anni da fondi Europei che hanno migliorato vistosamente l’assetto delle infrastrutture… a rigor di logica avrebbe dovuto diventare un paese europeista. Al contrario il suo governo diviene sempre più conservatore e nazionalista. Dopo qualche anno che vivi qui capisci il senso di questa cosa, di un Europa che ti nutre… affinchè tu non sia troppo Europa. Ognuno tragga le sue conclusioni.

Vorresti tornare in Italia? In quale paese vorresti lavorare nel caso dovessi lasciare la Polonia?

Non c’è giorno che non pensi alle meraviglie del nostro paese. Siamo estremamente fortunati ad essere nati in un luogo che racchiude il meglio. Tuttavia l’Italia da anni sta investendo sulle cose sbagliate, pagano le nuove generazioni che avranno sempre meno opportunità. Tornerei in Italia qualora vi fossero delle prospettive di condurre una vita edificante soprattutto dal punto di vista professionale, ma credo che questo non sia possibile al momento. Per me sarebbe bello vivere in un paese caldo e stare in riva al mare per la maggior parte del giorno, tuttavia questa esperienza in Polonia mi ha fatto capire delle cose importanti che mi spingono in un altra direzione. Lavoro online con persone sparse nei luoghi più remoti del pianeta, che vivono in condizioni a volte estreme, basti pensare a chi vive isolato nel lungo inverno scandinavo, a chi fa il saldatore di profondità o il ristoratore in un isola del pacifico. Dal mio ufficio ho la comodità di connettermi con angoli remoti di questo pianeta con pochi click ed è una cosa incredibile. Per una volta mi piacerebbe essere li, sul posto. Non so ancora dove. L’essere umano libero dai condizionamenti riesce ad adattarsi nelle condizioni più estreme per questo vorrei impiegare la mia esperienza e la mia professionalità sul campo.

 

Grazie e a presto!

 

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Categorie:Interviste, Polonia

1 reply

  1. Ottima esperienza quella di trasferirsi, direi, dopo tutto quello che in realtà si realizza quando si è fuori dai canoni di casa propria. Se è una scelta per diversi motivi credo che ha fatto benissimo, visto che anche in Polonia adesso, e forse da un pò di tempo, si discuta di lavoro diverso e opportunità diverse rispetto all’Italia. Se decide di rimanervi fà bene senz’altro.. Le auguro buone prospettive.

    Se vuole dare un’occhiata al mio forum volentieri: nikilover66.wixsite.com/ilmiosito Grazie, arrisentirla.

    Mi piace

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